UFO A VIGEVANO NEL XIX° SECOLO

di Nunzio Greco


Dopo la "Madonna e San Giovannino", una pittura del XV° secolo, conosciuta negli ambienti ufologici come la "Madonna del Disco Volante" in quanto in essa è raffigurato un oggetto volante dalla forma riconducibile agli attuali UFO , sembra esistere un'altro dipinto del XIX° secolo che ritrae uno strano oggetto volante.

 

Il quadro è un olio su tela del pittore Giovan Battista Garberini custodito nella Chiesa di San Carlo in Vigevano risalente al 1850 (secondo altri 1894) ed intitolato "Apoteosi di San Carlo Borromeo".

 

 

 

 


Dov'è?

Osservate la disposizione dei personaggi nella rappresentazione pittorica, quasi tutti guardano verso l'apparizione celeste, quelli che non partecipano all'evento divino hanno lo sguardo rivolto verso il basso in segno di prostrazione o verso altri punti di fuga della prospettica dell'opera. Tranne una, un bambino vestito con i tipici abiti da cherichetto.

Sembra che guardi lontano verso l'orizzonte dove è raffigurata una torre con accanto un arcobaleno. Quest'ultimo interrotto forse da una nuvoletta, che se guardata attentamente non ha niente a che fare con una nuvoletta. Come ovvio, però quando si guarda il quadro la prima volta l'attenzione è monopolizzata dal tema centrale della rappresentazione pittorica che si trova in primo piano.

In effetti, si deve porre particolare attenzione per notare l'oggetto che nelle proporzioni del dipinto è di dimensioni molto ridotte, ma peraltro ben visibile rispetto allo sfondo scuro.

 

 

 


 

 

 

Qualcuno lo ha visto...

 

Come nel dipinto della "Madonna del Disco Volante", viene raffigurata una figura intenta nel guardare qualcosa di insolito che avviene al di fuori dal tema pittorico creato dallo stesso artista. Si nota subito nell'ingrandimento qui di fianco che il cherichetto sta guardando verso un oggetto che attraversa l'arcobaleno, se avesse invece voluto guardare verso l'apparizione, avrebbe dovuto avere una posizione del capo molto più incurvata verso l'alto. Inoltre tracciando una retta immaginaria dall'occhio destro del bambino, non c'è ombra di dubbio che stia proprio guardando direttamente verso un oggetto volante fuori dal convenzionale, in poche parole un U.F.O. In questo modo, Giovan Battista Garberini ha voluto forse che l'oggetto da egli ritratto assumesse una certa fisicità?

Giovan Battista Garberini era un pittore che spesso dipingeva affreschi. Dipingere su pareti a fresco comporta il fatto che l'artista ha poco tempo per fare impregnare l'intonaco dal colore poichè questo asciuga molto in fretta. L'olio su tela dà invece maggiori possibilità al pittore di apporre delle aggiunte o delle correzioni ove necessario. E' ipotizzabile quindi che nel 1850 G. B. Garberini abbia raffigurato uno strano oggetto volante da lui stesso avvistato relengandolo in un "angolino" della sua "Apoteosi di San Carlo Borromeo", rispettando la commisione affidatagli.

 


San Carlo: "...guardatelo è proprio là!"

 

Ma oltre al cherichetto anche il protagonista del quadro partecipa all'avvistamento.Lo sguardo di San Carlo è nettamente rivolto verso la manifestazione divina, ma la sua mano indica l'oggetto volante! A conferma di quanto detto precedentemente é ben visibile una correzione apportata dal pittore alla mano sinistra del Santo all'indice, al pollice ed al mignolo (ben visibile nell'immagine qui a destra). Tracciando anche in questo caso una retta che parta dalla sagoma dell'indice coperto dal colore dello sfondo scuro, questa non è diretta verso un punto particolare. Ma una cosa stranissima è la presenza di un'altra correzzione stavolta sul cielo. Un'area rettangolare (nell'immagine riportata è poco evidente) che si trova al di sopra dell'arcobaleno. Forse il Garberini insoddisfatto di una bozza dell'oggetto abbia per così dire voluto che la mano del Santo indicasse proprio in quel punto? Ma anche in questo modo rimase insoddisfatto, per cui decise di creare qualcosa di veramente incosueto per rendere visibile l'oggetto, lo dipinse mentre attraversava un arcobaleno di notte! Dall'immagine è palese la presenza delle stelle!

 


Problemi e soluzioni

 

Mettiamoci, per un attimo, nei panni di Giovan Battista Garberini e cerchiamo di capire perchè egli abbia agito in questo modo.

In un giorno imprecisato ed in un luogo che con molta probabilità era Vigevano (la rappresentazione della torre del castello sforzesco potrebbe essere indicativa) un uomo avvista un oggetto volante attraversare il cielo. E' chiaro, che questo evento abbia lasciato esterefatto quell'uomo. Nel 1850 il volo era per l'uomo un sogno, ci sarebberro voluti più di cinquanta anni prima che questo si avverasse veramente con i primi voli dei fratelli Wright. Come ricordare quella esperienza schoccante? L'uomo che osservò quello stupefacente oggetto era un pittore chi meglio di lui avrebbe potuto riprodurre visivamente quanto da egli stesso visto?

Gli si presentavano però alcuni problemi:

  1. Non poteva dipingere un quadro che avesse come unico tema l'avvistamento, perchè visti i pregiudizi del periodo lo avrebbero preso per uno fuori di senno (forse anche oggi non sarebbe considerato diversamente) se non come blasfemo. Garberini riceveva commissioni da ambienti religiosi per cui sarebbe rimasto senza lavoro.

  2. Scartata quindi la prima ipotesi non gli rimaneva altro che inserire l'oggetto in un'opera già commissionatagli. L'oggetto quindi non poteva occupare un grande spazio, ma solo una parte molto piccola dell'opera pittorica. Per rendere visibile l'oggetto non fa altro che piazzarlo nel bel mezzo di un arcobaleno di notte. Segno quest'ultimo che il quadro era già al termine.

  3. Per fare in modo che l'oggetto assuma una propria fisicità qualcuno della scena lo deve notare (ma non troppo vistosamente), una figura secondaria ad esempio, uno dei cherichetti anch'esso aggiunto in un secondo tempo . Ecco quindi la soluzione prospettica che rende il cherichetto appartenente alla scena centrale ma che se osservato attentamente ne è completamente distratto.

  4. San Carlo Borromeo però non poteva essere distratto. E' bastato un leggero ritocco della mano sinistra ed ecco che anche il protagonista della scena indica l'oggetto volante.


Lenticolare con scia...

Quanto detto finora per dimostrare che G. B. Garberini ha volutamente ritratto un oggetto volante sconosciuto di forma lenticolare con relativa scia di colore grigiastro.

Usando un programma, peraltro non potentissimo, di ritocco fotografico è stato possibile ingrandire l'immagine dell'UFO. Già in questo modo è distinguibile la sagoma lenticolare con annessa la scia (prima immagine in basso a sinistra). In secondo luogo usando un filtro che raggruppa i pixel dell'immagine rendendola più uniforme l'oggetto assume una forma più netta e separabile dallo sfondo e dalla striscia multicolore dell'arcobaleno (seconda immagine in basso a destra). Se ne deduce anche la trimensionalità data dalla presenza di una zona d'ombra al di sotto dell'oggetto.

 

 

 

 

 

 

Infine utilizzando il filtro emboss che trasforma l'immagine rendendola simile ad un basso rilievo ( le parti scure dell'immagine vengono per così dire "scavate") si rende ben visibile il corpo dell'oggetto nonchè parte della sua scia. Si può vedere bene come l'oggetto e la scia siano staccati dallo sfondo cioè non ne fanno parte, da qui possiamo desumere che il pittore abbia ritratto un oggetto tridimensionale.

 

 


 

Conclusioni

L'avvistamento di Gian Battista Garberini è avvenuto quasi certamente nel 1850 perchè da quanto dimostrato dalle incogruenze riscontrate l'"Apoteosi di San Carlo Borromeo" doveva già essere al termine.

Il pittore non ha fatto altro che lasciarci una "istantanea" del suo avvistamento ritraendolo in una delle sue maggiori opere.

In conclusione nel 1850 un UFO lenticolare sorvolò i cieli di Vigevano ma non passò inosservato...


 

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